"Silvia Percussi: le geometrie e le sensazioni" di Ilaria Minghetti

A Pistoia, in via Ventura Vitoni, già via del Vento, al n. 27, all’ultimo piano, fatto di poesia e di “razionale“ disordine, troviamo lo studio di una pittrice: Silvia Percussi, un’artista che ha saputo fare della personale ricerca di armonia la propria arte, attraverso un’innata eleganza di donna.
Silvia Percussi, nata a Firenze, si trasferì, ancora bambina, con la famiglia a Pistoia nel 1958, proprio nella stessa via dove dal 2004 ha lo studio: dalle finestre del suo attuale mondo si scorgono le finestre della casa che la vide bambina, un cerchio che unisce tappe importanti della vita con un filo di ricordo e nostalgia.
Nata in una famiglia nella quale l’amore per l’arte era una realtà vissuta quotidianamente, attraverso visite a musei, mostre e gallerie, fin da piccola ha vissuto concependo l’arte come un qualcosa di inscindibile da se stessa e, sempre fin da piccola, ha fatto del disegno e della pittura propri compagni di vita.
E’ nel 2000 che tale amore “privato” esce alla luce del sole con la prima mostra.
Quale è stata la molla che ha spinto Silvia Percussi a proporre la propria arte, a proporre se stessa?
A questa domanda l’artista risponde: “ Per amore di ciò che facevo, per la concezione che ogni mia opera è espressione di me stessa da condividere con gli altri”.
Fare arte per Percussi è creare un dialogo, tra se stessa e gli altri, fatto di emozioni e di sensazioni.
E’ pura libertà, è comunicare, è ricercare un equilibrio con se stessi e con gli altri, è vivere e proporre una realtà per capire il proprio io.

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"Luci e geometrie dell'anima" di Giampaolo Trotta

Silvia Percussi, è nata a Firenze, ma vive e lavora a Pistoia. La sua maniera ‘razionale’ di fare pittura (almeno quella che viene qui esposta e che caratterizza buona parte della sua produzione) è riconducibile all’Astrazione geometrica classica (quella, per intenderci delle Avanguardie della prima metà del Novecento), ma rivestita – o, meglio – intrisa di connotazioni simbolico-psicologiche contraddittorie tutt’altro che freddamente governate dalla ratio kantiana. Matrice dei suoi ‘silenti’ quadri è il disegno, che crea elementi primari, poi riempiti di colore (luminosità). Il punto, la linea, il cerchio sono gli elementi alla base, che compongono questa scrittura simbolica e ‘antropologica’, con assonanze in aderenza a quanto già scrisse negli Anni Dieci Wassilij Kandinsky in Über das Geistige in der Kunst e poi ancorategli Anni Venti in Punto, linea, superficie, proclami mistici più che saggi di estetica: “Il punto geometrico è un'entità […] immateriale […], il più alto e assolutamente l'unico legame tra silenzio e parola […]. Appartiene al linguaggio e significa silenzio, […] [è] suono del silenzio”; “La linea geometrica è […] la traccia del punto in movimento […]. Nasce dal movimento […], della sua quiete estrema, in sé conchiusa. Qui si compie il salto dallo statico al dinamico. La linea è, quindi, la massima antitesi dell'elemento pittorico originario - il punto […]. L'elemento tempo è […] più riconoscibile nella linea che nel punto”; “più di ogni altra forma di superficie, il cerchio tende verso la quiete incolore, perché esso è il risultato di due forze che agiscono sempre in modo uniforme e non conosce la violenza dell'angolo”.

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