Dicono di me

Silvia Percussi artista vera.

Nel suo incedere idealizza la struttura affidandosi, con lucida e rigorosa essenzialità, a elementi primari concatenati a sequenze evolutive.

Gli spazi delle opere sono ornati in maniera razionale e contenuta, confidando anche nell’uso dell’assemblage: quadri in cui il non reale, come all’inverso il non figurativo, prendono spunti dall’impulso del reale.

I suoi lavori sono destinati al nobile indirizzo di diffondere un valore sociale e non un’evasione individuale, un’estetica, quella della pittrice che esprime il proprio io e il mondo a cui appartiene.

Mondo che appartiene anche alla nostra epoca fatta di accelerazioni e tempi che sono già appartenenti al passato nel momento in cui si concretizzano: consumati e veloci quanto un battito di ciglio.

Silvia riesce però ad avvicinarsi, forte di una maggiore maturità intellettiva e con la sua storia e l’impegno artistico, a rappresentare il futuro di questa nostra società.

Enrico Dei

 

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Sottrazioni

a cura di

Anna Brancolini

OlTre

di Anna Brancolini

La mostra che si apre a Villa Smilea, a Montale, il 14 aprile 2018, è la prima presentazione

ufficiale del Gruppo OlTre, un movimento nato a Pistoia nel marzo 2016 dalla volontà di tre artisti – Domenico Asmone, Franco Cappelli e Silvia Percussi – che collaborano da anni in attività culturali ed hanno raggiunto una comunanza di intenti tesa a perseguire una qualità pittorica che vada al di là delle catalogazioni e si ponga oltre l’ormai superata dicotomia tra astratto e figurativo.

La qualità è per loro strettamente legata al dialogo con le voci passate e contemporanee della storia dell’arte; voci alle quali guardano con attenzione e rispetto, traendone spunti e suggestioni ma con l’obiettivo di fornire un proprio contributo autonomo nel panorama artistico contemporaneo.

Contributo che non può prescindere dalla passione, dalla fiducia nella propria ricerca e dalla continua sperimentazione attuata all’interno del proprio linguaggio, al quale si concedono anche deviazioni se tutto questo può servire ad approfondirne il percorso.

Un artista infatti non si improvvisa, per Asmone, Cappelli e Percussi.

Non solo: è necessario che si confronti sia con la tradizione, per raggiungere un’autonomia più consapevole e profonda, sia con i multiformi aspetti della cultura del suo tempo, per inserirsi in maniera legittima e seria nel tessuto artistico del territorio e oltre.

Per questo, al di là delle loro specifiche ricerche, i tre artisti – le cui esperienze non sono tra l’altro sovrapponibili – mirano a sollecitare la nascita di un movimento culturale in senso lato, capace di fornire nuovi spunti di riflessione sui temi emergenti della nostra società.

Le opere che sanciscono la loro prima presenza come gruppo vedono una significativa

decantazione e scarnificazione del loro linguaggio espressivo; come se tutti e tre avessero

avvertito l’esigenza di liberarsi da elementi sovrastrutturali per arrivare ad una maggiore sintesi e pulizia formale.

Una sorta di parziale azzeramento da cui ripartire, ciascuno con le proprie traiettorie, convergenti tuttavia verso l’obiettivo di un’arte consapevole, affinata sulla lezione dei grandi maestri del ‘900, ma capace di esprimere esigenze calate nella contemporaneità.

 

 

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Arte per la natura

Silvia Percussi è una tipica esponente al femminile della cultura artistica pistoiese. Diverse sono le donne concittadine che hanno qualificato ed espresso un linguaggio «altro», osservando e rielaborando le vicende dell’esperienza umana attraverso l’arte: da Egle Marini fino a Silvia, appunto.
La sensibilità che la caratterizza riguarda molto il vissuto personale quanto un temperamento tenace e ostinato: infatti, non si arrende tanto facilmente a fronte delle difficoltà che presenta la ricerca di una personale poetica espressiva. Questo, gli ha consentito di accelerare le tappe dell’apprendistato pittorico e giungere, in tempi brevi, alla maturità tecnica e linguistica di forma e colore, individuando delle matrici formali – qualificate da un drastico riduzionismo cromatico – ben distinguibili nella congerie del sistema dell’arte attuale. La sua ricerca è rivolta all’esperienza dell’astrazione simbolica e per esprimere quanto lei «sente pressante nel proprio intimo» deve ricorrere all’uso d’inserti figurativi – ultimamente l’albero – per cui non ha la necessità di perseguire uno stile rigoroso e consequenziale a se stesso come fanno altri pittori dell’astratto geometrico. Silvia sa che un impulso, una vicenda personale, un avvenimento sociale, possono insinuarsi nel proprio lavoro anche mentre il dipinto è in fieri; così l’opera è sì la testimonianza di un metodo e di un progetto, ma la «conseguenza» visiva può mutare nel suo farsi per cui una sola opera non è sufficiente a «fissare» le urgenze contingenti cui facevo cenno, ed è per questo che nascono le sue sequenze monotematiche. Un solo quadro non è sufficiente a evocare quanto lei desidera esprimere e quindi, come il linguaggio verbale ha la necessità di usare sostantivi e aggettivi, per essere più suggestivo e coinvolgente; allo stesso modo la pittura di Silvia, nelle varianti del tema, si arricchisce di volta in volta anche di minime «esclamazioni» formali, cromatiche o di textures e così il racconto visivo si materializza in immagini dal deciso impatto comunicativo …
L’albero per Silvia., negli ultimi anni ha assunto una referenzialità molto profonda e personale che riguarda il vissuto con il padre e dalla quale ha tratto l’idea di elevare ad archetipo quest’elemento principe della natura. Come conseguenza ha creato un modello formale divenuto canonico per la propria pittura e così, tale simbolo, è assurto a elemento della grammatica visiva caratterizzante l’estetica della composizione.
Siliano Simoncini

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